

L'ERCP è la colangio-pancreatografia retrograda endoscopica, un trattamento utilizzato sia a fini diagnostici che terapeutici per alcune patologie che interessano:
Viene utilizzato un sottile endoscopio che viene inserito dalla bocca fino a raggiungere il duodeno: per questo motivo, la sua esecuzione richiede il ricovero ospedaliero.

L'ERCP è una procedura invasiva, che comporta dei rischi: per questo motivo il suo utilizzo a scopo diagnostico è quasi scomparso, prediligendo altre procedure come la colangiopancreatografia rm e l’ecoendoscopia.
Detto ciò, risulta essere comunque molto efficace nella diagnosi, in quanto le immagini radiografiche restituite sono di qualità maggiore.
La ERCP è indicata in caso di:
In questi casi la colangio-pancreatografia retrograda endoscopica è di tipo operativo, in cui durante la visualizzazione viene anche eseguito il trattamento terapeutico.
La colangio-pancreatografia retrograda endoscopica, come suggerisce il nome stesso, è una procedura radiologica ed endoscopica.
Per quest’ultimo motivo richiede la sedazione profonda con assistenza anestesiologica, per poter inserire l’endoscopio senza che il paziente avverta il fastidio o si muova durante la procedura, in cui resterà sdraiato con il capo rivolto verso destra.
Per una corretta visualizzazione radiologica, viene iniettato o fatto ingerire un mezzo di contrasto, in modo da rendere più accurata l’acquisizione delle immagini tramite raggi X.
Entrambe le tecniche sono considerate invasive per l’uomo, in quanto l’endoscopio è particolarmente fastidioso e i raggi X, anche se in dosaggi minimi, vengono assorbiti dal corpo umano.

Per stabilire la candidabilità del paziente alla ERCP, è necessario in primo luogo fornire tutte le informazioni sulla storia clinica del paziente, tra cui:
Una volta verificato questo aspetto, il paziente dovrà restare a digiuno dalle 12 ore precedenti l’esame, visto l’utilizzo della sedazione profonda con assistenza anestesiologica.
Inoltre, viene richiesta la sospensione o sostituzione delle terapie con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti, in base alle indicazioni del gastroenterologo.
In alcuni casi, possono essere richiesti degli esami del sangue per valutare l’assetto coagulativo del paziente.

La CPRE, per quanto diagnosticamente accurata, presenta dei rischi non trascurabili, ragion per cui il paziente viene prima informato sulle alternative, se disponibili.
I rischi secondari all’utilizzo della CPRE sono:
Per i motivi sopra elencati risulta, dunque, fondamentale l’anamnesi accurata del paziente, in modo da diminuire il rischio che queste circostanze si verifichino.



