
L’elettrocardiogramma (ECG) è un esame diagnostico che consente di registrare e analizzare l’attività elettrica del cuore, riportandola sotto forma di tracciato grafico. Attraverso questo esame è possibile valutare il ritmo cardiaco, la frequenza del battito e individuare eventuali alterazioni o anomalie del funzionamento cardiaco.
Si tratta di un esame semplice, rapido e completamente indolore, che non comporta alcun rischio o effetto collaterale per il paziente.
Proprio per la sua sicurezza può essere eseguito a qualsiasi età, anche nei bambini e nei soggetti più fragili, sia a scopo preventivo sia per approfondire sintomi specifici come palpitazioni, dolore al petto, affanno o svenimenti.
L’elettrocardiogramma viene effettuato applicando alcuni piccoli elettrodi sulla pelle del torace, delle braccia e delle gambe, in grado di rilevare gli impulsi elettrici prodotti dal cuore durante la sua attività.
I dati raccolti vengono poi trasformati in un grafico che il medico può interpretare per valutare lo stato di salute cardiaca del paziente.
A seconda delle necessità cliniche, l’esame può essere eseguito in tre diverse modalità: l’elettrocardiogramma basale a riposo, l’elettrocardiogramma dinamico secondo Holter delle 24 ore e l’elettrocardiogramma da sforzo, utile per monitorare il comportamento del cuore durante l’attività fisica.
L’elettrocardiogramma (ECG) è una procedura diagnostica non invasiva che registra l’attività elettrica del cuore nel tempo, mediante l’utilizzo di elettrodi posizionati sulla superficie cutanea.
Questo strumento consente di monitorare il ritmo cardiaco, l’ampiezza e la durata dei potenziali elettrici generati dal ciclo cardiaco, traducendo tali segnali in un tracciato grafico composto da onde caratteristiche: onda P, complesso QRS, onda T (e talvolta U).
L’onda P rappresenta la depolarizzazione atriale, ossia il passaggio dell’impulso elettrico attraverso gli atri.
Il complesso QRS riflette la depolarizzazione ventricolare, evento che precede la contrazione dei ventricoli.
L’onda T, invece, corrisponde alla ripolarizzazione ventricolare, ovvero il ritorno delle cellule muscolari ventricolari allo stato di riposo.
L’intervallo PR misura il tempo necessario all’impulso per attraversare gli atri e il nodo atrioventricolare, mentre l’intervallo QT rappresenta l’intera durata dell’attività elettrica ventricolare, dalla depolarizzazione alla ripolarizzazione.
Il tracciato elettrocardiografico viene registrato su carta millimetrata o tramite sistemi digitali.
L’analisi si basa sulla valutazione delle varie derivazioni: un ECG standard a 12 derivazioni comprende sei derivazioni agli arti (I, II, III, aVR, aVL, aVF) e sei precordiali (da V1 a V6), che forniscono una visione tridimensionale dell’attività elettrica cardiaca.
Ogni derivazione cattura l’attività da un’angolazione diversa, facilitando l’identificazione di anomalie localizzate.
Le applicazioni cliniche dell’ECG sono molteplici: diagnosi di aritmie, ischemia miocardica, infarto, alterazioni elettrolitiche, ipertrofie, pericarditi, e monitoraggio di pazienti in terapia farmacologica o post-operatoria.
È uno strumento essenziale in ambito cardiologico, medicina d’urgenza e terapia intensiva.
La precisione diagnostica dell’ECG può essere influenzata da vari fattori: artefatti da movimento, interferenze elettriche, posizionamento errato degli elettrodi.
Per questo, l’acquisizione e l’interpretazione devono essere condotte con rigore tecnico e conoscenze specifiche.
La moderna elettrocardiografia include anche versioni dinamiche (ECG Holter) e da sforzo, per una valutazione più completa del cuore in condizioni differenti.
Come già anticipato, l’elettrocardiogramma o esame ecg può vedere un’esecuzione differente in base alle necessità diagnostiche, per cui può essere eseguito:
È indicato nei casi in cui vi siano sintomi, variazioni del battito cardiaco o sospette anomalie, come:
Si utilizza per:

L’elettrocardiogramma a riposo si esegue con paziente sdraiato sul lettino, con degli elettrodi (tra i 12 e i 15) posizionati sul torace, sulle gambe e sulle braccia.
L’attività elettrica del cuore è rappresentata tramite diverse onde che, in base alla distanza tra loro e all’aspetto che assumono, permettono l’interpretazione dei risultati da parte del cardiologo.
Il limite di questa procedura è che l’anomalia non si evidenzi: per questo motivo può essere propedeutico all’elettrocardiogramma sotto sforzo o all’Holter.
L’elettrocardiogramma a riposo ha una durata media di 5 minuti.

L’obiettivo dell’elettrocardiogramma sotto sforzo è quello di identificare patologie cardiache generalmente silenti a riposo.
Ha una durata maggiore dell’elettrocardiogramma a riposo (tra i 20 e i 30 minuti) e il paziente viene monitorato durante una sessione su una cyclette o di corsa su tapis roulant: gli elettrodi in questo caso vengono applicati solo sul torace, in quanto ostacolerebbero l’esecuzione dell’esercizio.
Gradualmente si aumenta lo sforzo incrementando la resistenza dei pedali o la velocità di corsa, fino a raggiungere una frequenza cardiaca predeterminata in base all’età e alle condizioni fisiche generali del paziente.
In caso di dolore o problemi di qualsiasi tipo, l’esame viene interrotto immediatamente.
Nei pazienti con ridotte capacità deambulatorie può essere somministrato un farmaco che aumenta il battito cardiaco in maniera simile all’attività fisica, in modo da individuare le eventuali anomalie silenti a riposo.

Una variante dell’elettrocardiogramma è l’Holter ECG, in cui il monitoraggio dell’attività cardiaca si effettua continuamente per 24/48 ore grazie ad un dispositivo portatile.
Una volta posizionati gli elettrodi sul torace del paziente, l’Holter registra la frequenza cardiaca costantemente, che viene poi analizzata dal cardiologo.
Il paziente, inoltre, deve annotare l’ora in cui si manifesta la sintomatologia sospetta e la sua descrizione.
In questo modo è possibile identificare anomalie cardiache che si presentano in determinate situazioni.


