

La visita senologica è spesso il primo atto diagnostico per la verifica di eventuali patologie mammarie.
Consiste in un esame clinico della mammella che include anche il controllo delle cavità ascellari, per individuare eventuali linfonodi ingrossati, ed è uno degli strumenti utilizzati per favorire la diagnosi precoce del tumore al seno, la neoplasia più frequente nelle donne.

Si raccomanda di eseguire una visita senologica almeno una volta all’anno, anche in assenza di sintomatologia di allarme.
Ma se vengono riscontrati segni della possibile presenza di un tumore del seno, è necessario consultare immediatamente il medico di base e comunque programmare una visita specialistica senologica.
In particolare, è importante effettuare una visita senologica nei casi di sintomatologia sospetta, come:
La visita senologica viene utilizzata anche:
Prima di procedere all’esame clinico, lo specialista raccoglie informazioni sulla storia familiare e clinica della paziente, l'anamnesi, per poter poi inquadrare meglio un’eventuale condizione patologica.
Vengono quindi richieste informazione riguardo:
Per quanto riguarda quest'ultimo punto, è molto importante portare alla visita eventuali esami effettuati in precedenza.
La seconda fase della visita clinica prevede dapprima l’ispezione dei seni in più posizioni, per valutare la morfologia, la simmetria e la dimensione delle ghiandole mammarie seguita dalla palpazione delle mammelle, per l’individuazione di nodularità o altre anomalie nei tessuti della ghiandola mammaria, del complesso areola-capezzolo e dell’ascella.
Va però ricordato che con la visita clinica non è possibile apprezzare noduli molto piccoli né si hanno informazioni sulla natura delle eventuali anomalie riscontrate.
Ed è per questo che è importante integrare la visita clinica con gli esami diagnostici di primo livello.
Gli esami diagnostici di primo livello, da associare alla visita senologica sono:

La mammografia è l’esame cardine della prevenzione.
È una radiografia del seno, che può individuare anche noduli molto piccoli o altri segnali d’allarme precoci di un tumore al seno, come le microcalcificazioni o le distorsioni del tessuto ghiandolare.
È indicata una volta all’anno a partire dai 40 anni di età, in quanto prima la sua efficacia diagnostica risulta ostacolata dalla maggiore densità ghiandolare del seno.
Può essere effettuata anche la mammografia 3d, chiamata tomosintesi.
L’ecografia mammaria è particolarmente indicata nelle pazienti giovani e consente di distinguere la natura liquida o solida delle lesioni nodulari, fornendo informazioni utili anche sulla loro benignità o malignità.
Nelle donne sopra i 40 anni viene effettuata insieme alla mammografia, per avere una valutazione diagnostica più completa dei seni
L’agobiopsia mammaria con successivo esame istologico viene utilizzata per definire con certezza la natura di possibili lesioni sospette, eventualmente emerse con:



