

Una protesi inversa di spalla attiva il movimento grazie al muscolo deltoide e ha un meccanismo invertito rispetto a una protesi anatomica della spalla.
Prevede l’uso di mezzi di sintesi per sostituire l’articolazione gleno-omerale.

Una protesi inversa di spalla prevede di impiantare nella glenoide, ovvero nella tasca ossea della scapola, una palla metallica e di fissare una coppa di plastica all’estremità superiore dell’omero.
Questo tipo di protesi viene impiantata per fare in modo che i movimenti per muovere la spalla e il braccio siano affidati al muscolo deltoide e non alla cuffia dei rotatori.
In questo modo anche chi ha avuto un problema di rottura dei tendini della cuffia potrà muovere il braccio in modo autonomo.
Raccomandata nei pazienti con artropatia da deficit della cuffia dei rotatori, la protesi inversa di spalla è utilizzata anche in diverse altre patologie.
L’artropatia della cuffia dei rotatori è una malattia con una evoluzione lenta ma continua.
Il processo degenerativo prevede:
Questo tipo di problematica si sviluppa a seguito di patologie come l’artrite reumatoide ma può svilupparsi anche in seguito a frattura della spalla e/o lesioni da trauma alla spalla a seguito della non idonea consolidazione di una frattura alla spalla o di un ispessimento dei tendini della cuffia.
In pratica in un’articolazione sana le superfici articolari della testa omerale e della glena sono protette e rivestite di cartilagine, ciò permette ai capi articolari di muoversi senza generare attrito tra le ossa.
L’artropatia della cuffia dei rotatori si presenta in soggetti predisposti oppure oltre i 65 anni e può prevedere come causa non solo dolore e rigidità articolare ma anche lesioni tendinee; nei casi più gravi l’intervento chirurgico di protesi inversa di spalla è una delle soluzioni più indicate per la ripresa delle attività quotidiane.
I sintomi di un’artropatia della spalla sono:
L’intervento è indicato anche per altre patologie specifiche, come:
In questo caso la soluzione chirurgica prevede la modifica del centro di rotazione gleno-omerale, in questo modo si :
Questo tipo di intervento prevede due possibili approcci:
In questi casi il chirurgo incide la parte anteriore o laterale della spalla per circa 10 cm, elimina le parti di osso danneggiate e provvede a ripristinare le funzioni dell’articolazione.
Durante l’intervento viene, dunque, impiantata una protesi di sintesi meccanica biocompatibile, che può essere di diversi modelli:
L’intervento prevede anche di abbassare e medializzare il centro di rotazione allungando il deltoide. Allungando le fibre del muscolo deltoide si migliora il braccio di leva e il momento d’azione permettendo una mobilità completa e migliore dell’articolazione della spalla.
È possibile intervenire anche con una protesi di spalla a stelo corto o mininvasiva, in cui l’ingombro metallico è ridotto al minimo così da preservare il tessuto per successivi interventi.
La preparazione per l’intervento di protesi inversa di spalla prevede il digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente.
È bene consultarsi, inoltre, con lo specialista per l’interruzione della terapia farmacologica: molti dei farmaci in uso per l’artrosi e il dolore di spalla possono infatti essere controindicati e causare eccessivo sanguinamento.
In media si deve interrompere la terapia con:
L’intervento di impianto di protesi inversa di spalla ha una durata media di circa 1 ora e mezza.
È possibile, tuttavia, che le tempistiche varino con il variare delle condizioni patologiche del paziente e delle complicazioni incontrate in sala operatoria.
Finito l’intervento il paziente dovrà utilizzare per almeno 2 settimane un tutore protettivo per l’articolazione e stare bene attento a non mobilizzarla troppo per evitare lussazioni.
Per le prime sei settimane è opportuno non sollevare carichi troppo pesanti o prevedere contrazioni muscolari troppo forti.
Il recupero completo dall’operazione è previsto entro 4-5 mesi nei quali è opportuno eseguire terapia fisioterapica e riabilitativa per recuperare:



