La colangiopancreatografia rm: indicazioni, preparazione e durata

La colangiopancreatografia rm, conosciuta anche come:
- risonanza magnetica colangiopancreatografica;
- colangio RMN;
- MRCP;
- colangiografia,
è un test di diagnostica per immagini che permette la visualizzazione:
- del dotto pancreatico;
- dei dotti biliari;
- della colecisti.
Si tratta di una tecnica non invasiva e, per questo motivo, sta andando a sostituire nella maggior parte dei casi la CPRE diagnostica, la colangiopancreatografia retrograda per via endoscopica, un esame più invasivo che ora viene utilizzato principalmente a scopo terapeutico.
Quando è necessario studiare il pancreas o le vie biliari si esegue prima un'ecografia dell’addome e, se questo esame non è sufficiente, perché non permette una valutazione idonea degli organi in questione, può essere indicato eseguire la colangiopancreatografia rm.
L’esame risulta essere molto accurato nell’individuazione dei calcoli, sia in colecisti che in via biliare extraepatica.
La colangiopancreatografia rm

La colangiografia non prevede l’utilizzo del mezzo di contrasto, ma sfrutta la presenza dei liquidi normalmente presenti nelle vie biliari che sono visualizzabili con sequenze di risonanza magnetica.
Tuttavia al paziente vengono fatti ingerire 2-3 bicchieri di succo di mirtillo o d’ananas circa un’ora prima della procedura per migliorare il contrasto delle immagini.
A questo punto, si procede con l’acquisizione delle immagini di risonanza: con le nuove tecnologie, le immagini necessitano di tempi di acquisizione compresi tra i 2 e i 20 secondi.
La colangiopancreatografia rm è sempre più utilizzata perché presenta una serie di vantaggi rispetto ad altre metodiche utilizzate allo stesso fine, oltre ad avere un’ottima accuratezza diagnostica.
Riepilogando, i vantaggi principali della metodica sono:
- la non invasività;
- l’assenza di radiazioni ionizzanti, quindi utilizzabile per le donne in gravidanza;
- la possibilità di studio delle condizioni del paziente dopo un’anastomosi digiuno-epatica;
- complicazioni quasi nulle rispetto CPRE;
- accuratezza nell’individuare i calcoli pari al 90-95%.
La colangiopancreatografia con risonanza magnetica (CPRM) è una tecnica diagnostica non invasiva che utilizza la risonanza magnetica per visualizzare in dettaglio le vie biliari e il pancreas.
Consente di studiare la morfologia dei dotti biliari intra- ed extraepatici, il coledoco e il dotto pancreatico, senza l’uso di mezzi di contrasto iodati né radiazioni ionizzanti.
La CPRM è particolarmente utile per identificare calcoli biliari, stenosi, tumori, cisti o anomalie congenite del sistema bilio-pancreatico.
L'esame si basa su sequenze T2-pesate che evidenziano i fluidi, rendendo i dotti ben visibili rispetto ai tessuti circostanti.
Viene spesso prescritta in pazienti con dolore addominale, ittero, o alterazioni degli enzimi epatici e pancreatici.
È una metodica sicura, ben tollerata e rappresenta un’alternativa valida all’ERCP nei casi diagnostici.
Le indicazioni per l’esame
L’esame trova indicazione per diverse condizioni:
- sospetto di colangite sclerosante, cisti del coledoco, colecistiti o stenosi;
- pazienti che si sono sottoposti all’intervento di anastomosi digiuno-epatica;
- quando la CPRE è controindicata;
- quando la CPRE non ha evidenziato il calcolo;
- per la pianificazione dell’intervento chirurgico.
Le controindicazioni alla colangio-RM sono quelle della RM.
L’esame non può essere eseguito:
- portatori di pacemaker;
- portatori di stent metallici;
- corpi metallici infraorbitali;
- claustrofobia severa.
La preparazione

La colangiopancreatografia rm richiede una preparazione particolare.
In primo luogo sarà necessario restare a digiuno da cibi solidi nelle 4-6 ore precedenti l’esame; poco prima dell’esame, infine, si invita il paziente a bere 1 litro di succo di mirtillo, o un liquido contenente ossido di ferro non assorbibile, in modo da migliorare il contrasto durante l’esame.
La durata della colangiopancreatografia rm

La colangiopancreatografia con risonanza magnetica è un esame dalla durata media compresa tra i 20 e i 30 minuti: in questo lasso di tempo al paziente viene richiesto di rimanere immobile e di trattenere il respiro in certi momenti, per l’acquisizione efficace di alcune immagini.










