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Home / Approfondimenti / Ipertensione: valori e gradi di severità

Ipertensione: valori e gradi di severità

L'ipertensione arteriosa è definita quando la massima supera i 140 mmHg e la minima i 90 mmHg: ecco come comportarsi per ogni grado di severità.
27 Febbraio 2025
Approfondimenti
ipertensione

L'ipertensione arteriosa è definita quando la massima supera i 140 mmHg e la minima i 90.

Per ipertensione si intende la condizione in cui la pressione arteriosa a riposo di un individuo risulti più alta rispetto alla media della sua età.

Va specificato che questo fenomeno si intende come costante e non occasionale, in quanto numerose situazioni giornaliere possono innalzare la pressione: si parla, dunque, di ipertensione quando la condizione è persistente.

Per comprendere in che modo si misura e quando risulta pericolosa, è necessaria una breve introduzione sui valori utilizzati per la misurazione, ovvero la pressione arteriosa:

  • sistolica (PAS);
  • diastolica (PAD);
  • differenziale o media (PAM).

La pressione arteriosa è composta dunque da due valori: pressione sistolica e pressione diastolica, misurati in millimetri di mercurio (mmHg).

Pressione sistolica

È il valore più alto della misurazione (es. 120/80 mmHg → 120 è la sistolica).

Si riferisce alla forza esercitata dal sangue sulle arterie quando il cuore si contrae (sistole) per pompare il sangue nell’organismo.

Un valore elevato può indicare ipertensione sistolica isolata, frequente negli anziani.

Pressione diastolica

È il valore più basso della misurazione (es. 120/80 mmHg → 80 è la diastolica).

Rappresenta la pressione nelle arterie quando il cuore si rilassa tra un battito e l’altro (diastole).

Un valore alto può indicare resistenza vascolare elevata e aumentato rischio cardiovascolare.

Differenza principale

La pressione sistolica misura la forza del cuore in fase di contrazione, mentre la diastolica indica la pressione nelle arterie durante il rilassamento cardiaco.

Entrambe sono fondamentali per diagnosticare l’ipertensione e valutare il rischio di malattie cardiovascolari.

L'ipertensione

L'ipertensione arteriosa, comunemente nota come pressione alta, è una condizione in cui la forza esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie è costantemente elevata.

È un problema comune, spesso definito "killer silenzioso" poiché può essere asintomatica per anni, ma nel tempo danneggia organi vitali come cuore, cervello, reni e occhi.

I valori di pressione considerati normali sono inferiori a 120/80 mmHg, mentre valori superiori a 140/90 mmHg indicano ipertensione.

Le cause possono essere genetiche, legate a uno stile di vita poco sano (dieta ricca di sale, sedentarietà, fumo, abuso di alcol) o associate ad altre condizioni mediche come diabete o obesità.

La gestione dell'ipertensione include modifiche allo stile di vita, come una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare e controllo dello stress, insieme a farmaci prescritti dal medico.

Monitorare regolarmente la pressione è essenziale per prevenire complicanze gravi come ictus o infarto.

I valori della pressione si considerano alti, o meglio si parla di ipertensione, quando:

  • la pressione sistolica (massima) supera i 140 mmHg;
  • la pressione diastolica (minima) supera i 90 mmHg.

Queste sono indicazioni generali, che comunque vanno valutate in base al profilo del paziente e a seguito di un’accurata analisi medica.

L’ipertensione, comunque, si considera pericolosa in quanto l’aumento della pressione porta il cuore a lavorare di più, sollecitando anche le pareti dei vasi sanguigni.

Questo lavoro eccessivo può esitare in crisi ipertensiva, aumentando significativamente il rischio di subire un infarto o un ictus.

Pressione 140-90: mi devo preoccupare?

I valori a seguire, che vengono periodicamente aggiornati dall’OMS, definiscono il grado di severità della pressione arteriosa:

valori pressione

La pressione arteriosa

La pressione arteriosa è la forza che il sangue esercita contro le pareti dei vasi sanguigni, a seguito dell'azione di pompa svolta dal cuore.

I valori di pressione arteriosa dipendono essenzialmente da due fattori:

  • gittata cardiaca, il sangue spinto dal ventricolo sinistro verso l’aorta in un dato lasso di tempo;
  • resistenza al flusso data dai vasi sanguigni.

Misurata in millimetri di mercurio (mmHg) e in stato di riposo, la pressione arteriosa è solitamente definita attraverso due valori.

Pressione arteriosa sistolica

La pressione arteriosa sistolica, comunemente denominata pressione massima, è data da:

  • il volume di sangue che il cuore riesce a spingere;
  • dalla forza con cui i ventricoli si contraggono.

Pressione arteriosa diastolica

La pressione arteriosa diastolica, comunemente denominata pressione minima, è la pressione arteriosa che si ha nella diastole, la fase di rilassamento del cuore.

Pressione arteriosa differenziale

La differenza tra:

  • pressione arteriosa sistolica;
  • pressione arteriosa diastolica,

si esprime con il valore di pressione arteriosa differenziale.

La pressione arteriosa differenziale non è, comunque, un fattore diagnostico in sé, ma si considera un buon indicatore della rigidità dell’albero arterioso.

I valori della pressione

Per fare un esempio, la pressione di un ragazzo di 19 anni, con valori normali, avrà i seguenti valori:

  • sistolica: 120 - 125 mmHg;
  • diastolica: 70 - 75 mmHg;
  • differenziale: 40 - 45 mmHg.
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