
Il cistocele costituisce la forma di prolasso urogenitale più comune ed è, a tutti gli effetti, un’ernia: nello specifico, è l’erniazione della vescica all’interno della vagina.
Più frequentemente, si presenta come prolasso antero-apicale, ovvero un prolasso delle pareti vaginali, in cui il cistocele si accompagna anche:
Vescica e vagina sono due organi contigui, ovvero vicini; esse sono separate da una fascia chiamata pubo-cervicale: è proprio il difetto della fascia pubo-cervicale che consente lo sviluppo del prolasso urogenitale anteriore ovvero del cistocele.
La fascia pubo-cervicale, infatti, insieme ad altri muscoli, fasce e tendini, contribuisce a formare il pavimento pelvico.
In generale, il pavimento pelvico ha l’importante compito di mantenere in sede gli organi della pelvi e consentirne il loro funzionamento, tra questi:

Il cistocele può essere dato da diversi fattori, tra cui:
I fattori sopra citati sottopongono la fascia pubo-cervicale a traumi ripetuti.
In questo modo, con il passare del tempo, la fascia tenderà a deteriorarsi e indebolirsi e, pertanto, potrà svilupparsi lo scivolamento della vescica.
I sintomi legati al cistocele variano a seconda del grado di prolasso presente.
Il cistocele di primo stadio è generalmente asintomatico: le pazienti, infatti, non sono consapevoli della loro condizione clinica.
La sintomatologia viene accusata, in genere dal secondo stadio in poi, quando lo scivolamento risulta essere più importante.
Il cistocele, in questo caso, si presenta con:
I trattamenti per il cistocele variano in base:
Essi sono costituiti da trattamenti medici o chirurgici.

Nel primo stadio della patologia, essendo il cistocele quasi sempre asintomatico, non è indicato alcun trattamento o, se necessario o richiesto dalla paziente, potrà essere utile un trattamento riabilitativo.
La riabilitazione del pavimento pelvico, o ginnastica del pavimento pelvico, consiste in un trattamento fisioterapico, deputato a restituire tonicità e resistenza al pavimento pelvico.
Essa viene condotta con una fisioterapista o ostetrica dedicata, ha in genere la durata di un’ora e potrà essere costituita da esercizi a corpo libero o coadiuvati da programmi più o meno complessi, come biofeedback o elettrostimolazione.
Per gli stadi successivi al primo, la terapia si basa sulla gravità del prolasso e sulla sintomatologia lamentata dalla paziente.
Negli stadi 2 e 3, moderatamente gravi, si può ricorrere alla riabilitazione del pavimento pelvico con le stesse modalità spiegate precedentemente o all’intervento chirurgico.
In questi casi l’intervento è indicato in caso di:
Negli stadio 4, il prolasso vaginale è completo e generalmente indicato l’intervento chirurgico, che sarà ritagliato ad hoc sulla paziente, a seconda non solo del grado di cistocele, ma anche della presenza concomitante di altri tipi di prolasso vaginale, ad esempio l'isterocele.
Gli interventi proposti devono essere sempre mini-invasivi e sono deputati alla ricostituzione della fascia difettosa e, di conseguenza dell’anatomia originaria.
Potrà, così, essere indicato, uniformemente a ciò che le linee guida nazionali e internazionali raccomandando, un intervento correttivo di prolasso per via vaginale come la cistopessi fasciale, o laparoscopica, la colposacropessi.

Un accenno va fatto al pessario vaginale: è, questo, un device reperibile facilmente in farmacia ed è costituito da un anello di gomma che viene inserito, durante la visita uroginecologica, dal ginecologo: lo scopo è quello di mantenere in sede le pareti vaginali, evitando, quindi, la discesa degli organi prolassati.
Questa soluzione viene, in genere, suggerita ad alcune categorie di pazienti:
La scelta di una soluzione rispetto ad un’altra va presa insieme all’uroginecologo di fiducia, in base alle volontà, ai bisogni e alle caratteristiche della paziente, nonché alla gravità prolasso urogenitale presentato.


