
L'asportazione della prostata, nota come prostatectomia, è un intervento chirurgico eseguito principalmente per trattare il carcinoma prostatico localizzato, ma anche per la cura dell'iperplasia prostatica benigna che causa complicazioni non risolvibili con trattamenti meno invasivi.

L'intervento alla prostata comporta l’asportazione totale o parziale della ghiandola prostatica e, in alcuni casi, dei tessuti circostanti.
La prostatectomia è indicata in una serie di situazioni cliniche, tra cui:
Il tumore alla prostata è caratterizzato da una crescita incontrollata delle cellule della ghiandola prostatica, dando origine a uno o più noduli neoplastici.
Durante la sua progressione, il tumore può infiltrare la capsula prostatica e svilupparsi localmente, estendersi ai linfonodi – le prime strutture coinvolte nella diffusione extra-prostatica – e, infine, propagarsi ad altre parti del corpo attraverso il sangue o il sistema linfatico, dando luogo a metastasi.
Nella maggior parte dei casi, il tumore alla prostata è un adenocarcinoma, ovvero un tumore che origina dalle cellule che rivestono le ghiandole prostatiche.
Circa il 70% di queste neoplasie si sviluppa nella parte posteriore della ghiandola, lontano dall’uretra, motivo per cui, nelle fasi iniziali, il paziente spesso non manifesta sintomi urinari o segni ostruttivi.
La diagnosi del carcinoma prostatico si basa su una valutazione clinica approfondita e una serie di esami specifici, che permettono all’urologo di individuare la presenza del tumore e determinarne lo stadio.
Più della metà degli uomini over 60 anni presenta difficoltà significative nell’urina.
L’iperplasia prostatica benigna (IPB) è la causa più comune di tali disturbi urinari.
Sebbene sia una condizione benigna e non tumorale, se non diagnosticata e trattata correttamente, può compromettere significativamente la qualità della vita del paziente.
Le tecniche chirurgiche mininvasive, come l’uso dei laser Holmio e Thullio, o, nei casi più complessi, la chirurgia robotica, sono efficaci nel risolvere l’ostruzione causata dall’ingrossamento prostatico che comprime l’uretra, e sono particolarmente utili per i pazienti che non rispondono adeguatamente ai farmaci.
La diagnosi dell’IPB inizia con una visita urologica completa, finalizzata a escludere altre condizioni, come il cancro alla prostata, che può coesistere con l’IPB ma si sviluppa in aree diverse della prostata:
Esistono diverse tecniche chirurgiche per l'asportazione della prostata. La scelta dipende dalle caratteristiche del paziente, dall’esperienza del chirurgo e dalla natura della patologia.
Si può intervenire con:
La prostatectomia radicale robotica è l’intervento più comune per il carcinoma prostatico localizzato.
Durante questa procedura, vengono rimosse la prostata e le vescicole seminali, oltre a una parte dei tessuti circostanti.
Prevede l’utilizzo di piccole incisioni e strumenti chirurgici inseriti attraverso l’addome e l'utilizzo di un sistema robotico controllato dal chirurgo. Permette maggiore precisione, una riduzione dei tempi di recupero e un minor rischio di complicanze.
L’adenomectomia (o prostatectomia semplice, per traduzione letterale del nome anglosassone “simple prostatectomy”) è una tipologia di intervento non endoscopico, che si riserva per prostate particolarmente voluminose, laddove l’enucleazione endoscopica (ThuLEP o HoLEP) non possa essere proposta al paziente.
Tradizionalmente veniva eseguita a cielo aperto, incidendo la cute sopra il pube e asportando l’adenoma prostatico per via transvescicale (con incisione della vescica) o attraverso la capsula prostatica (tecnica di Millin), dopo averlo scollato con il dito.
Per via dell’alto numero di complicanze conseguente a questa tecnica a cielo aperto (il 20-25% dei pazienti necessita di trasfusioni nel post-operatorio a causa dell’elevato rischio di sanguinamento), negli ultimi anni è stata introdotta la prostatectomia semplice robot assistita (o adenomectomia robotica).
Anche in questo caso si asporta solamente la porzione “centrale” della ghiandola prostatica e si lascia in sede la parte più periferica, anatomicamente adesa alle strutture vascolari e nervose responsabili dei meccanismi di continenza urinaria ed erezione.
Oltre a garantire gesti chirurgici estremamente precisi grazie ai micro-movimenti degli strumenti e alla visione tridimensionale, con l’approccio robotico si è in grado di coagulare in maniera adeguata i tessuti e di ridurre in maniera drastica il rischio di sanguinamenti, di complicanze e di degenza post-operatoria.
Il recupero dall'asportazione della prostata varia in base alla tecnica utilizzata e alle condizioni individuali del paziente.
Dopo l’intervento, il paziente rimane ricoverato per uno o più giorni, a seconda della complessità della procedura. Durante questo periodo, vengono monitorati il dolore, la ripresa delle funzioni urinarie e la cicatrizzazione della ferita.
Dopo l’intervento, è comune l’utilizzo di un catetere urinario per consentire la guarigione delle vie urinarie. Il catetere viene solitamente rimosso dopo 1-2 settimane.
Dopo l'asportazione della prostata, è essenziale un follow-up regolare per monitorare la salute del paziente e verificare l’assenza di recidive tumorali. Gli esami includono:
Il paziente può riprendere gradualmente le attività quotidiane entro 4-6 settimane dall’intervento, mentre sforzi fisici intensi devono essere evitati per almeno due mesi. La riabilitazione comprende esercizi per migliorare la continenza urinaria e, se necessario, trattamenti per recuperare la funzione sessuale.
Le conseguenze più comuni della prostatectomia includono:


